Spieghiamoci – Futuro. E roba. Ma soprattutto futuro.

La situazione è la seguente: io ho le idee abbastanza chiare su cosa vorrei fare della mia vita, almeno per quanto riguarda le grandi domande. La carriera è una di queste grandi domande. E mi sono resa conto che il percorso che ho intrapreso non mi porterà a quella carriera.

Lo sapevo già. Lo so da diversi anni, ormai, cosa voglio fare, e scegliendo questo percorso sapevo benissimo cosa sarebbe successo. Non ho combattuto abbastanza – specie con me stessa – perché per qualche motivo penso sempre di poter sopportare all’infinito. Peccato che so benissimo anche che in realtà non è affatto vero. E così, come mi succede sempre, sopporto fino a quando non ne posso più ed esplodo. Abbastanza letteralmente.

Di punto in bianco divento nervosa, o triste, o entrambe le cose, fino a quando non ho l’illuminazione di cosa non vada. E da lì in poi non ce n’è per nessuno – mollo. Qualunque cosa fosse a farmi stare male sparisce dalla mia vita, da un giorno all’altro. E’ successo con la mia vita musicale, sentimentale e, ovviamente, ora succede con la vita scolastica (succederà anche con quella lavorativa, ad un certo punto, a meno che non impari a non mettermi più nelle suesposte situazioni – l’assonanza con supposte è voluta). C’è da dire che ultimamente ci metto sempre di meno a spazientirmi e liberarmi della sorgente della pressione psicologica… non so se sia un bene.

Il fatto è che quando mollo qualcosa devo prendere qualcos’altro. In questo caso so anche cosa voglio “prendere”. Però questa volta i pro e i contro sono molti e molto, molto importanti. Fosse per me, prenderei l’occasione al volo. Ma non si tratta solo di me. La posta in gioco è troppo alta, e io ho troppo poco tempo e troppi pochi soldi.

Quindi niente. Una settimana per decidere cosa fare del mio futuro. Non che avere un mese o tre anni farebbe differenza. In questi casi odio me stessa e la mia indecisione, e soprattutto odio che alla fin fine cerco sempre di far contenti tutti… cosa chiaramente impossibile. E la cosa più assurda è che mi è sempre stato detto chiaramente che, alla fin fine, tutto quello che conta è che sia convinta e contenta io.

Peccato che io sia l’unica che non ci crede.

Indecisamente, Lux :/

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Spieghiamoci – Sul perché vorrei tanto ricevere un rametto di mimosa

[Con questo post apro una nuova rubrica simbolica, che non so quanto sarà popolata, ma sento il bisogno di aprire. Perché sono una persona inutilmente complessa – secondo alcuni. Quindi in questa “rubrica”, se così vogliamo generosamente chiamarla, spiegherò alcuni dei miei patemi che sembrano apparentemente immotivati, ma in realtà hanno una ragione di fondo.

Premessa terminata, passiamo al dunque.]

Come suggerisce il titolo, parliamo di mimose. Della festa della donna, che sarà tra circa un giorno. Per spiegare ho bisogno di fare una piccola digressione, chiedo perdono.

Sono stata per lungo tempo poco impressionabile per quanto riguardava sia le festività che tematiche come la parità dei sessi. Per “lungo tempo” intendo sempre per quanto riguarda le festività (che sia chiaro, le apprezzo anche, ma generalmente mi lasciano abbastanza indifferente) e fino a un paio di anni fa per quanto riguarda invece la parità dei sessi.

A quest’ultima tematica mi sono affezionata particolarmente nell’ultimo anno, arrivando a farmi parecchi nemici a causa di questo – online, per fortuna. Dal vivo nulla di irreparabile. Ciononostante, ho sopportato silenzi imbarazzati da parte di amici e conoscenti quando si entrava nel discorso; ho dovuto fare la parte dell’invasata; mi sono sentita dire che sono soltanto una persona acida perché non ho un ragazzo, che avrei cambiato idea quando (e se) ne avessi trovato uno; che solo le persone che hanno bisogno di sentirsi al centro dell’attenzione si lamentano per cose così futili. Problemi che tutte le femministe freelance hanno dovuto affrontare e affronteranno presumibilmente per tutta la loro vita.

Ora, so benissimo che si tratta di piccoli episodi, insignificanti per quanto riguarda quello che sono e so di essere, e quello che è la mia vita. Ciò non toglie che alcuni se non tutti abbiano fatto male, in diversi modi e quantità, ma abbiano fatto male.

Sono andata avanti comunque. Ancora lo faccio, con la stessa convinzione, se non di più, e non mi aspetto assolutamente che mi si dica grazie. Non voglio. Perché lo faccio anche per me, e per le generazioni future – che si tratti di possibili figli, nipoti, figli di amici (e sì, uso il maschile, perché anche gli uomini beneficerebbero di un mondo più tollerante verso quello che una persona è e aperto verso ciò che può e vuole fare, ma in questo discorso entrerò un’altra volta). Però.

Però quest’anno mi sono data da fare, tanto. Ho sopportato molto, e sono felice di averlo fatto. In quanto donna e in quanto persona, sono fiera di me stessa. E torniamo alla mimosa.

So benissimo che la mimosa è l’aspetto commerciale di una ricorrenza che di commerciale non dovrebbe avere nulla. So che fissarsi su qualcosa di così superfluo come il rametto di mimosa è forse infantile. So che, se confrontato con tutto quello che ho fatto e detto finora, sembra anche una nota calante in quello che finora è un pezzo venuto non troppo male, nonostante i fischi. Eppure vorrei tanto, intensamente ricevere questo apprezzamento in quanto donna; un qualcosa di assolutamente simbolico, ma un simbolo che abbia un vero significato. Che mi dica: sì, sei una donna, e una donna forte, e ti apprezzo in quanto tale, e apprezzo quello che fai per le donne, nonostante sarebbe molto più facile sbattersene come fanno molti altri.

Questo è quanto.

Ovviamente non me la prenderò irrimediabilmente se non dovessi ricevere niente (e temo purtroppo sarà così 😦 ), però ci rimarrò male. E poi che non mi si dica che se voglio qualcosa devo essere chiara, non giocare agli indovinelli. Più chiara di così.

In ogni caso, buona festa della donna a tutte/i (in anticipo, ma vale lo stesso,no?)! 🙂

Lux 😉