La Tempesta

Vento
Come se stesse per finire il mondo
Spazza il suolo
Sposta la polvere.
La terra profuma.
L’erba si piega
Sotto la pioggia
Il cielo
Bianco, grigio, azzurro
Si illumina di saette
E la gente esce
E guarda
E annusa l’aria
Così fanno anche i cani

Le Lacrime

‘Le Lacrime’ è una poesia.

Perché c’è stato un lungo periodo della mia infanzia in cui non avevo paura di scrivere poesie, anche se il risultato forse non era quello che avrei sperato. Ed ero effettivamente di gran lunga più brava di quanto io non sia ora.

Non l’ho modificata. Otto anni, ‘sta roba qui. Non scherzo. *slow clap*

 

.-*.-*.-*

Le lacrime

 

Le lacrime sono nascoste dietro un sorriso

Sono dopo quello che la bocca dice,

Sono dietro penna, inchiostro e pagine.

Sono dopo i colori,

Dopo gli occhi della gente.

Sono dopo e dopo ancora,

Dopo gli occhi irrequieti dei bambini,

Dopo il tuo migliore amico che ti tende la mano.

Sono dopo la prima parola che hai detto,

Dopo i passi silenziosi di una madre per non svegliare il figlio.

Le lacrime, le tue lacrime, sono dietro una porta,

Una porta di cui non hai mai perso la chiave.

Inverno

È il primo giorno di inverno
Ma non fa freddo neanche un pochino
Sono ancora stretta
Nel tuo caldo abbraccio
Nelle tue calde parole
Sotto le calde coperte
Tra cui facciamo l’amore

Argilla

Sono bravissima a farmi del male da sola.
Mi autodistruggo con estrema meticolosità.
Con logica inattaccabile.

Sono brava ad illudermi.
Mi chiudo in bolle di sapone.
Dentro a palazzi con mura di acciaio e cemento.

Eccello in tutto ciò che è pertinente al fermarmi di scatto.
Da un giorno all’altro, sono ferma.
Di marmo.
Non respiro nemmeno.

Vengo modellata nel fango dalle mie stesse mani.
Mi espongo al sole, e quando è troppo, la mia pelle si crepa.
E voglio scappare.
All’ombra.

Ma è troppo tardi.
Sono un pezzo di argilla essiccato al sole, in mezzo al fango.
Non mi muovo.
Non respiro nemmeno.

ORA – Storia di come le tre di notte non siano un buon momento per tentare la poesia

Sono le 2.47 e io inizio un articolo.
Perché non riesco a dormire, perché non sto troppo bene e perché c’è un gallo, dai vicini, che non smette di cantare (e questo mi confonde).

Scrivo anche perché penso a tante cose.
Penso al fatto che domani è San Valentino e la Perugina non sta pubblicizzando i Baci con la solita poesia di Prevert. Penso anche alla poesia (quella, come a molte altre). A come si possa prendere una penna, o una tastiera, e decidere di scrivere. Cioè, me li immagino con dei dubbi, almeno. Io ne ho parecchi, a pensare di imitare gente che è nella letteratura da quando ne esiste una storia, gente immortale. Gente che ha rivoluzionato la storia, che fa vibrare le corde dell’anima di persone sconosciute, anche a distanza di anni. Se fossi io, a dover scrivere, posticiperei all’infinito la stesura. Sarebbe un autoconvincimento continuo, ma ad alti e bassi.
“Ora, ora scrivo una poesia. Ora non sarà orribile, banale prosa, o solo testo tutto di seguito, ora oserò andare a capo, organizzerò i pensieri. Ricordo di averne studiate, recitate, a volte cantate. Rime e versi di Leopardi riaffiorano spesso, ritornano senza averli mai riletti, registrati come vecchi numeri in rubrica.
…allontaniamoci dalla poesia, è meglio.
Anche se sembra facile, aspetto ancora un attimo. Arriverà il momento. Allora anche io scriverò, anche senza sapere come.”

Io le poesie non le so scrivere, signori.

Ora
Ora scrivo una poesia.
Ora non sarà
Orribile, banale prosa
O soltanto testo tutto di seguito
Ora
Oserò andare a capo
Organizzerò i pensieri.
Ricordo di averne studiate
Recitate, a volte cantate.
Rime e versi di Leopardi
Riaffiorano spesso
Ritornano, senza averli mai
Riletti.
Registrati come vecchi numeri in
Rubrica.
Allontaniamoci dalla poesia, è meglio.
Anche se sembra facile
Aspetto
Ancora un attimo.
Arriverà il momento.
Allora
Anche io scriverò
Anche senza sapere come.