L’Essere è, e non può Non Essere

E’ la prima volta che mi succede.

Avere un’idea che mi piace, ma non solo piace, che proprio sembra dover uscire da sola, che la senti con tutto il corpo fino alla punta del naso e delle dita, che un po’ già se ne va fuori quando espiri.

E non riuscire a scriverla, a concretizzarla in qualche modo, perché ne ho paura.

Perché è un’idea così importante, così piena, che mi fa paura scriverla, che non so se riuscirei, che mi si chiude forte forte la bocca dello stomaco appena immagino la frase successiva.

Poi, magari l’idea in sé non è neanche così forte o così promettente. Il punto è che io non lo so. Non so nemmeno se sia lecito o opportuno scriverla. Mi fa paura anche questo, che qualcuno mi dica “No, tizia, non hai capito. Tu di queste cose non hai il permesso di parlare perché non ne sai un cazzo.”.

Ed è vero, non ne so un cazzo. Ad essere onesta, vorrei tanto non saperne mai un cazzo per tutta la vita, ma so che prima o poi succederà.

Ecco, forse è per questo che ho paura di scriverne. Perché ho paura di descrivere lo stesso tipo di sentimento che mi troverò prima o poi ad affrontare e del quale non voglio parlare. Insomma, ho già parecchie turbe psichiche senza andarmele volontariamente a cercare. Forse è piena di me, e non voglio lasciare che qualcun altro veda e conosca parti così intime delle mie paure e dei miei sentimenti. Però…

Però se avete mai scritto anche solo due righe nella vostra vita che non fossero un tema scolastico o un bigliettino di auguri sapete che ci sono certe storie, certe idee, che semplicemente sono.
Se poi sono giuste o sbagliate non è importante. Ma sono. E voi dovete farle essere.

Ed ecco che in tarda serata mi trovo a dire che forse aveva proprio ragione Parmenide, quel tizio dell’antichità che tutti perculano perché dice cose ovvie.

Quando le cose le devi inventare ad un certo punto ti rendi conto che forse non è così ovvio e forse non stai inventando proprio niente. C’erano già prima, quelle storie. Tu le stai solo scrivendo.

(in tutto questo, ovviamente, la storia di cui parlo non è stata che accennata su un foglio di word)

(stasera però ho lavorato, giuro. ho scritto altro, ma ho scritto)

 

  • Lux
Annunci

I viaggi nel tempo

Questo è il primo vero post notturno che scrivo. Ed ora vi metterò al corrente dei pensieri che mi attraversano la mente a quest’ora.
Parliamo di viaggi nel tempo, o meglio ancora della fantomatica macchina del tempo. Le mie teorie sono le seguenti: essendo il tempo – apparentemente – una dimensione a sé, che però non è scindibile dallo spazio (il che porterebbe a tutto un ragionamento sul fatto che in realtà il tempo non esista affatto, ma mi ci addentrerò un’altra volta) significa che per viaggiare diciamo sei mesi nel passato o nel futuro dovrei tenere conto dello spazio. Ovvero dello spostamento della Terra. Cioè, la Terra ruota attorno al Sole, no? E su se stessa, no? Quindi tra sei mesi la Terra non sarà dove è ora. E anche tra un anno ho i miei dubbi che sarebbe possibile ritrovarsi nello stesso punto sul suolo terrestre perché il Sole viaggia nella galassia la quale viaggia nell’universo.
Quindi la classica macchina del tempo non potrebbe funzionare, a meno che non si inserisca un modo per farla spostare nello spazio mentre si sposta nel tempo.
Penso di non essere la prima che fa un ragionamento simile, in realtà. But still.