Cos’è successo a quella me?
Seriamente. Dov’è andata a finire?
Sono sicura che un po’ di tempo fa esisteva.

Un po’ di tempo fa era magari timida, scoraggiata, ma alla fin fine credeva nella bellezza del mondo, e credeva di poterla creare, quella bellezza. Forse non credeva di esserne parte. Però sapeva espandere la propria immaginazione all’infinito dentro a se stessa. Creava immagini, mondi, personaggi. Creature misteriose, persino.

E poi? Poi dov’è andata quella persona?
Quella che seguiva le lezioni di filosofia con un orecchio e con l’altro sentiva le voci dei propri personaggi recitare le battute che stava scrivendo? Dov’è? Qualcuno l’ha rapita? Qualcuno l’ha fatta stare zitta per sempre?

Dov’è l’occhio critico con cui giudicavo me stessa e gli altri? Dov’è il mio sarcasmo?

Mi trovo solo a fissare pareti da sotto a una coperta. E non riesco a far altro che pensare a come raccogliere qualche centesimo in più, ma non riesco nemmeno ad immergermi nella mia raccolta incessante di denaro abbastanza da dimenticarmi del resto.

E, Dio, mi sento inutile. Ma non quel tipo di inutilità che poi passa.
Mi sento inutile all’universo.
Mi sento come se avessi un dono, e lo stessi guardando dissolversi tra le mie dita, senza però riuscire a fare niente per contrastarlo. Mi sento un peso nei confronti di me stessa, di quella me stessa che scriveva e disegnava dal fondo della classe e, cazzo, era brava.

Mi sento vuota.
Estranea a me stessa. Da così tanto tempo ormai che so che l’altra me mi ha abbandonata. So che è così.

Eppure ancora spero che torni… ogni tanto ci provo anche, a farla tornare. Mi alzo la mattina e mi metto a fare cose, mi do spinte in avanti, faccio progetti, le urlo “Hey! Guarda, sono qui! Puoi tornare! Torna! Ho bisogno di te!”
E quasi mi sembra di vederla voltarsi, scuotere la testa con delusione, e camminare più lontano. Mentre io crollo sotto il peso di me stessa, e piango nella polvere, in silenzio, e ci soffoco dentro.

Annunci

100 Robeh inutili su di me – 3 di 4

 

51. Penso sempre al mio cervello come a un’entità che un po’ mi odia.

52. Quindi gli parlo. Parlo al mio cervello. Che, tra parentesi, è ovviamente maschio.

53. Ho sempre sonno.

54. La pioggia mi mette terribilmente ansia.

55. Non so parlare in pubblico.

56. Ho paura della competizione, ma sono tendenzialmente gelosa di chi ottiene dei risultati.

57. Di solito evito di vedere i trailer dei film che so già che vedrò.

58. Ho una certa soglia di sopportazione oltre la quale mi trasformo nella Gialappa’s Band e commento tutto. Tutto.

59. Ho preso il morbillo a quindici anni.

60. Non ho mai dormito con un cane o un gatto.

61. Il mio cibo preferito è la pasta.

62. La mia pasta preferita sono i ravioli.

63. Mi piace (troppo) il sushi.

64. La mia stagione preferita è l’autunno.

65. So a memoria le battute di Tel Chi El Telun. Aldo, Giovanni e Giacomo, ignorante.

66. A tal proposito, “In mutande è caduto?!?” è la mia risposta ogniqualvolta sento la parola ‘cadere’ (e derivati).

67. Chiamo le cose e le persone “Gino” e “Gina”, in modo generico e indistinto.

68. Ho perso un sacco di capelli nell’ultimo anno. Ne ho la metà di quanti ne avessi prima, e nessuno comprende il mio dramma.

69. Se alla parola “Te Infrè” non rispondi “E’ buono qui, è buono qui” non possiamo essere amici.

70. Ammazzo il tempo cazzeggiando, salvo poi pentirmi di aver cazzeggiato per sei ore consecutive.

71. La mia carriera ideale sarebbe nell’animazione, ma tristemente sono una pippa a disegnare.

72. Non mi piacciono le olive, i wurstel e il melone. E i fagiolini. E gli asparagi.

73. Ritengo che il mio nome, abbinato al mio cognome, sia una presa per il culo nei confronti della mia persona.

74. Non mi affeziono troppo in fretta alle persone, a meno che non dimostrino di essere affezionate a me. Lì è fatta. Lì è la fine.

75. Soffro molto di più il freddo che il caldo.