#Ten Questions Ansia Tag

La mia vita è fatta di ruoli che inconsciamente mi auto-assegno. A volte sono quella simpatica, a volte quella timida, a volte quella comprensiva. Da sola, di norma, sono quella ansiosa. La vocina bastarda che fa domande sul mio futuro comunque non mi lascia mai mai mai, neanche quando ricopro altri ruoli.

In ogni caso, ho deciso di darmi al Question Tag. E ho deciso che, dato che ne faccio uno ora che sono ansiosa, lo rifarò quando sarò in altre vesti, in un altro ruolo, per vedere come cambiano le mie risposte. Un po’ come quei questionari che poi ti danno il punteggio e scopri qual è il tuo spirito guida (il mio di solito è un animale mitologico, che sembra figo ma se poi realizzi che non esiste un po’ ti colpisce nel profondo).
Che poi lo rifai per vedere se esce qualcosa di meglio. Ecco, voglio provare a rispondere a delle domande per stilare un profilo dei miei subbugli interiori (“Pace interiore? Le mie interiora sono già super super pacifiche!”).

#1: Qual è il tuo colore preferito?
Il rosso. Idealmente.
Perché mi piace l’idea di essere una persona il cui colore preferito è il rosso.
La verità è che credo sia l’arancione, ma l’arancione fa sempre così schifo a tutti che pur di non mettermi a combattere battaglie perse lascio stare a priori. Se dici che il tuo colore preferito è il rosso sei una gran figa. Quindi rosso.
Mentiamo a noi stessi, ci fa bene.

#2: Descriviti con tre aggettivi.
Ehm. Non è decisamente il momento più giusto per rispondere. Non ho neanche troppa voglia di fare autoironia, quindi tocca andare sull’onda del momento. Alloooora. Insicura. Ansiosa. Irresponsabile (nel senso noioso del termine, non di quelli che vanno a scrivere sui muri di notte).

#3: Se potessi vivere ovunque, dove vivresti?
In una grande villa a Hollywood. Alternativamente sotto un ponte, sperando che non venga l’acqua alta. Comunque l’argomento casa è delicato, molto molto delicato. Ho quasi ventun’anni. L’ultimo posto dove vorrei vivere è a casa dei miei, eppure eccoci qua.
Se mi fossi indebitata per pagarmi un affitto almeno avrei vissuto cinque o sei anni da persona adulta. E invece. *schiocco di dita deluso*

#4: Film preferito?
Credo sia The Truman Show. Anche Eternal Sunshine of the Spotless Mind è alto in lista, ma troppo sentimentale per essere il primo. Ha un po’ il ruolo dell’arancione.
Ecco, “il ruolo dell’arancione” è un concetto che dovrei usare più spesso, riferendomi alla mia vita.

#5: Qual è il tuo peggior difetto?
L’egoismo interiorizzato. Che se la gioca con la pigrizia/paura. Il tutto si mischia e va a finire che sono nello stato in cui sono.

#6: Qual è il ricordo d’infanzia che ti è più caro?
La persona che ero alle elementari. La bambina a quanto dicono intelligente che sembrava dovesse conquistare il mondo. Che non scendeva a compromessi sulle cose importanti. Politicamente impegnata. Bei voti. Vestita da principessa.
La me delle elementari era decisamente il mio picco di realizzazione. Peccato non essermene accorta, mi sarei goduta di più il momento.

#7: Se potessi avere un superpotere, quale vorresti?
Quello di poter leggere la mente degli altri. Molti impazzirebbero, ma io sono sicura che per me sarebbe una manna dal cielo. Poi mi stancherei anche di quello, ma è un altro discorso.

#8: Quand’è stata l’ultima volta che hai pianto, e perché?
Tre minuti fa.
Di solito piango perché sono molto contenta, o molto triste, o in ansia, o spaventata, o emozionata, o stanca… è normale quindi che passi almeno un quarto della mia vita a piangere. No big deal.

#9: Piatto preferito?
Non saprei, ma non so cucinarlo. Ecco un altro appunto per la me che vivrà sotto i ponti: anche se avessi dei fornelli, non li sapresti usare. Quindi vai tranquilla, proprio.

#10: Dove vedi te stessa tra cinque anni?
Non è una domanda a cui una persona in agitazione possa rispondere.
Diciamo solo che mi tiro sempre su convincendomi che alla fine nella vita quello che conta è il “qui ed ora”, ma sono solo belle parole. Perché tutti hanno un piano, una direzione che hanno preso, un obiettivo. E io? Io ho preso una direzione che finirà in un vicolo cieco, con un flusso troppo veloce perché riesca a stargli dietro. Punto tutto su passioni e dedizioni che vanno e vengono, e quando mi abbandonano è tosta. Infinitamente tosta. Così sono bloccata su un percorso che ormai ho intrapreso e la paura di aver sopravvalutato le mie capacità di sopravvivenza. Con la consapevolezza che i pochi appigli che ho prima o poi mi lasceranno cadere e saranno solo cavoli miei.
Trovo il tutto molto insensato, onestamente. Tirare avanti giorno per giorno, con l’ansia e la paura di cosa succederà dopo, di far funzionare le cose per l’ottantina di anni in cui occuperemo in nostro metro quadro di spazio. Il fatto che la vita alla fine non abbia uno scopo mi fa impazzire.
Ma questa è la me fatalista che incalza, quindi la chiudo qui.

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