#Ten Questions Tristezza Tag

Vi rimando alla #Ten Questions Ansia Tag, in modo che possiate capire cosa sto facendo.
Stasera è una brutta serata, sono sul triste/depresso andante. Più triste, però. Diamo quindi il via alla lista di domande:

#1: Qual è il tuo colore preferito?
Di solito è il rosso/arancione/boh. Stasera se penso a un colore mi viene in mente il blu. Che è un colore che non adoro quindi tutto normale.

#2: Descriviti con tre aggettivi.
Piagnona. Instabile. Debole.

#3: Se potessi vivere ovunque, dove vivresti?
Al momento preferirei non uscire dal letto per il resto della mia vita. Tuttavia credo che una casetta in provincia non sarebbe male e non costerebbe troppo. Una casa piccola, un monolocale o bilocale di quelli vissuti e un po’ decadenti.

#4: Film preferito?
Il Concerto. La parte finale è spettacolare, anche se l’idea di per sé è un po’ instabile – musicalmente parlando.

#5: Qual è il tuo peggior difetto?
Che sono una persona troppo emotiva e ansiosa che non sa far fronte ai problemi.

#6: Qual è il ricordo d’infanzia che ti è più caro?
Non me ne viene in mente nessuno. Giocare con il DS non era malaccio, ma ero già troppo grande perché sia definibile “infanzia”, mi sa.

#7: Se potessi avere un superpotere, quale vorresti?
Il teletrasporto.

#8: Quand’è stata l’ultima volta che hai pianto, e perché?
Ah! Ahah! Ahahah!
No, non fa ridere.

#9: Piatto preferito?
Pasta al salmone. Dovrei anche imparare a cucinare, prima o poi.

#10: Dove vedi te stessa tra cinque anni?
In un ospedale. Prima o poi farò una cazzata o qualcuno si renderà conto che vado internata di brutto.

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#Ten Questions Ansia Tag

La mia vita è fatta di ruoli che inconsciamente mi auto-assegno. A volte sono quella simpatica, a volte quella timida, a volte quella comprensiva. Da sola, di norma, sono quella ansiosa. La vocina bastarda che fa domande sul mio futuro comunque non mi lascia mai mai mai, neanche quando ricopro altri ruoli.

In ogni caso, ho deciso di darmi al Question Tag. E ho deciso che, dato che ne faccio uno ora che sono ansiosa, lo rifarò quando sarò in altre vesti, in un altro ruolo, per vedere come cambiano le mie risposte. Un po’ come quei questionari che poi ti danno il punteggio e scopri qual è il tuo spirito guida (il mio di solito è un animale mitologico, che sembra figo ma se poi realizzi che non esiste un po’ ti colpisce nel profondo).
Che poi lo rifai per vedere se esce qualcosa di meglio. Ecco, voglio provare a rispondere a delle domande per stilare un profilo dei miei subbugli interiori (“Pace interiore? Le mie interiora sono già super super pacifiche!”).

#1: Qual è il tuo colore preferito?
Il rosso. Idealmente.
Perché mi piace l’idea di essere una persona il cui colore preferito è il rosso.
La verità è che credo sia l’arancione, ma l’arancione fa sempre così schifo a tutti che pur di non mettermi a combattere battaglie perse lascio stare a priori. Se dici che il tuo colore preferito è il rosso sei una gran figa. Quindi rosso.
Mentiamo a noi stessi, ci fa bene.

#2: Descriviti con tre aggettivi.
Ehm. Non è decisamente il momento più giusto per rispondere. Non ho neanche troppa voglia di fare autoironia, quindi tocca andare sull’onda del momento. Alloooora. Insicura. Ansiosa. Irresponsabile (nel senso noioso del termine, non di quelli che vanno a scrivere sui muri di notte).

#3: Se potessi vivere ovunque, dove vivresti?
In una grande villa a Hollywood. Alternativamente sotto un ponte, sperando che non venga l’acqua alta. Comunque l’argomento casa è delicato, molto molto delicato. Ho quasi ventun’anni. L’ultimo posto dove vorrei vivere è a casa dei miei, eppure eccoci qua.
Se mi fossi indebitata per pagarmi un affitto almeno avrei vissuto cinque o sei anni da persona adulta. E invece. *schiocco di dita deluso*

#4: Film preferito?
Credo sia The Truman Show. Anche Eternal Sunshine of the Spotless Mind è alto in lista, ma troppo sentimentale per essere il primo. Ha un po’ il ruolo dell’arancione.
Ecco, “il ruolo dell’arancione” è un concetto che dovrei usare più spesso, riferendomi alla mia vita.

#5: Qual è il tuo peggior difetto?
L’egoismo interiorizzato. Che se la gioca con la pigrizia/paura. Il tutto si mischia e va a finire che sono nello stato in cui sono.

#6: Qual è il ricordo d’infanzia che ti è più caro?
La persona che ero alle elementari. La bambina a quanto dicono intelligente che sembrava dovesse conquistare il mondo. Che non scendeva a compromessi sulle cose importanti. Politicamente impegnata. Bei voti. Vestita da principessa.
La me delle elementari era decisamente il mio picco di realizzazione. Peccato non essermene accorta, mi sarei goduta di più il momento.

#7: Se potessi avere un superpotere, quale vorresti?
Quello di poter leggere la mente degli altri. Molti impazzirebbero, ma io sono sicura che per me sarebbe una manna dal cielo. Poi mi stancherei anche di quello, ma è un altro discorso.

#8: Quand’è stata l’ultima volta che hai pianto, e perché?
Tre minuti fa.
Di solito piango perché sono molto contenta, o molto triste, o in ansia, o spaventata, o emozionata, o stanca… è normale quindi che passi almeno un quarto della mia vita a piangere. No big deal.

#9: Piatto preferito?
Non saprei, ma non so cucinarlo. Ecco un altro appunto per la me che vivrà sotto i ponti: anche se avessi dei fornelli, non li sapresti usare. Quindi vai tranquilla, proprio.

#10: Dove vedi te stessa tra cinque anni?
Non è una domanda a cui una persona in agitazione possa rispondere.
Diciamo solo che mi tiro sempre su convincendomi che alla fine nella vita quello che conta è il “qui ed ora”, ma sono solo belle parole. Perché tutti hanno un piano, una direzione che hanno preso, un obiettivo. E io? Io ho preso una direzione che finirà in un vicolo cieco, con un flusso troppo veloce perché riesca a stargli dietro. Punto tutto su passioni e dedizioni che vanno e vengono, e quando mi abbandonano è tosta. Infinitamente tosta. Così sono bloccata su un percorso che ormai ho intrapreso e la paura di aver sopravvalutato le mie capacità di sopravvivenza. Con la consapevolezza che i pochi appigli che ho prima o poi mi lasceranno cadere e saranno solo cavoli miei.
Trovo il tutto molto insensato, onestamente. Tirare avanti giorno per giorno, con l’ansia e la paura di cosa succederà dopo, di far funzionare le cose per l’ottantina di anni in cui occuperemo in nostro metro quadro di spazio. Il fatto che la vita alla fine non abbia uno scopo mi fa impazzire.
Ma questa è la me fatalista che incalza, quindi la chiudo qui.

Oniro

John Gruber si massaggia le tempie, sospirando. Sa che questo gesto lo porterà ad essere accecato dai flash dei fotografi inginocchiati davanti alla prima fila. Sa che si alzerà quel brusio sdegnato che ormai conosce bene, e sarà un po’ più forte e un po’ più nervoso del solito. Sa che la signora Cheng, New York Times, sorriderà soddisfatta per aver posto una domanda in grado di metterlo in difficoltà. Non che sia vero – la sua pausa ha lo scopo puramente pratico di alleviare il mal di testa che lo accompagna da circa trentasei ore, ma questo lei non lo sa. Così come non lo sanno i fotografi, che infatti sguinzagliano le loro reflex. Così come non lo sa il resto della sala stampa.

“Io credo,” dice, la sua voce un po’ più ferma e un po’ più potente del solito. “anzi, sono sicuro, che non ci sia assolutamente nulla di immorale o non etico nel modo in cui questa azienda ha operato. Non più di quanto sia illecito o immorale per qualunque piattaforma online trarre profitto dagli annunci che presenta ai propri utenti. Non mi ricordo di aver mai assistito a un tale scandalo per la pubblicità mirata di un social network.”

“Signor Gruber,” Cheng continua, senza preoccuparsi di nascondere il proprio sdegno. “Nessuno naviga più in internet praticamente dal giorno esatto in cui la Oniro ha messo in commercio i propri dispositivi. L’azienda ha il monopolio quasi totale del più potente mezzo di comunicazione che l’umanità abbia mai conosciuto. Quello che viene chiesto è di assumersi le proprie responsabilità e renderne conto al pubblico.”

“Oniro ne rende pienamente e totalmente conto al pubblico, l’ha sempre fatto. Quello che non farà è assumersi la responsabilità di uno scandalo che neanche dovrebbe essere tale. L’utenza ha firmato un contratto per l’utilizzo di un servizio. Questo contratto è stato aggiornato, con dovuta notifica, il giorno 23 Dicembre 2073. Chiunque si sia trovato a sperimentare il nuovo format ha accettato i termini dell’aggiornamento.” Nessuno li obbliga a continuare ad utilizzare il Navigatore, pensa John. Ma è troppo intelligente ed esper per fare lo sbaglio di dirlo ad alta voce e invitare i clienti a mandare la Oniro in bancarotta – o quantomeno a farlo licenziare.

John si accorge quasi subito di aver fatto centro. La sala è più silenziosa di prima. La tensione è palpabile, ma nessuno osa parlare. La signora Cheng lo fissa dalla quarta fila. Scuote la testa impercettibilmente, ma si siede. John sente il sospiro di sollievo di Peter, alla sua destra, e spera che non l’abbia sentito nessun altro.

Sta per decidere di concludere la conferenza, quando una mano si alza, in seconda fila, seguita da un giovane uomo ispanico, esile e senza dubbio con più coraggio degli altri colleghi in sala.

“Manuel Delgado, Washington Post.” lancia un’occhiata allo schermo del proprio tablet, prima di continuare. “I dati mostrano che gli incassi dei punti vendita EatFast sono incrementati in media del trentasei percento da quando la Oniro ha cominciato a diffondere la campagna pubblicitaria. Non è forse una conferma che agire direttamente sul subconscio ha ripercussioni sull’individuo più importanti che una qualunque attività cosciente?”

John ride, si appoggia allo schienale della propria sedia e osserva la confusione che la sua reazione provoca nel giornalista. Non sa quante volte gli è stata posta questa domanda, con quante diverse formulazioni, in quante differenti occasioni e in quante lingue diverse – è una rassicurazione che non ripeterà mai abbastanza. La gente è ossessionata e terrorizzata dalla possibilità che qualcuno giochi con il loro subconscio. L’ironia sta nel fatto che, se davvero fosse possibile controllare i pensieri delle persone, senza dubbio la prima cosa che farebbe la Oniro sarebbe cancellare quella stessa domanda dalla faccia della Terra.

“Lei ha visto troppi film, signor Delgado.” risponde, continuando a sorridere. “Il Navigatore utilizza il sonno per mettere in contatto le persone, tra di loro e in certi casi con delle AI. Non modifica i pensieri, non agisce sul subconscio, non impianta convinzioni. Anche se fosse possibile – e non lo è – nessuno avrebbe alcun interesse nell’usare queste tecnologie per prendere il possesso della sua vita, o di quella di chiunque altro. Può dormire sonni tranquilli.”

ORA – Storia di come le tre di notte non siano un buon momento per tentare la poesia

Sono le 2.47 e io inizio un articolo.
Perché non riesco a dormire, perché non sto troppo bene e perché c’è un gallo, dai vicini, che non smette di cantare (e questo mi confonde).

Scrivo anche perché penso a tante cose.
Penso al fatto che domani è San Valentino e la Perugina non sta pubblicizzando i Baci con la solita poesia di Prevert. Penso anche alla poesia (quella, come a molte altre). A come si possa prendere una penna, o una tastiera, e decidere di scrivere. Cioè, me li immagino con dei dubbi, almeno. Io ne ho parecchi, a pensare di imitare gente che è nella letteratura da quando ne esiste una storia, gente immortale. Gente che ha rivoluzionato la storia, che fa vibrare le corde dell’anima di persone sconosciute, anche a distanza di anni. Se fossi io, a dover scrivere, posticiperei all’infinito la stesura. Sarebbe un autoconvincimento continuo, ma ad alti e bassi.
“Ora, ora scrivo una poesia. Ora non sarà orribile, banale prosa, o solo testo tutto di seguito, ora oserò andare a capo, organizzerò i pensieri. Ricordo di averne studiate, recitate, a volte cantate. Rime e versi di Leopardi riaffiorano spesso, ritornano senza averli mai riletti, registrati come vecchi numeri in rubrica.
…allontaniamoci dalla poesia, è meglio.
Anche se sembra facile, aspetto ancora un attimo. Arriverà il momento. Allora anche io scriverò, anche senza sapere come.”

Io le poesie non le so scrivere, signori.

Ora
Ora scrivo una poesia.
Ora non sarà
Orribile, banale prosa
O soltanto testo tutto di seguito
Ora
Oserò andare a capo
Organizzerò i pensieri.
Ricordo di averne studiate
Recitate, a volte cantate.
Rime e versi di Leopardi
Riaffiorano spesso
Ritornano, senza averli mai
Riletti.
Registrati come vecchi numeri in
Rubrica.
Allontaniamoci dalla poesia, è meglio.
Anche se sembra facile
Aspetto
Ancora un attimo.
Arriverà il momento.
Allora
Anche io scriverò
Anche senza sapere come.