Shampoo al mirtillo

Generalmente, la gente sembrava felice in situazioni come la sua. Già solo essere giovani e con un futuro davanti avrebbe dovuto essere una buona scusa per non sentire il bisogno di piangere senza motivo alla fermata del bus.
Ma a Greta quella situazione non piaceva per niente. La opprimeva. Le toglieva letteralmente il fiato. Era come se qualcuno le stesse rovesciando addosso una spessa colata di cemento, a poco a poco, dandole la possibilità – nonché la vana speranza – di riuscire a salvarsi se avesse tolto abbastanza cemento dal proprio corpo con nient’altro che le proprie mani e un filo d’acqua corrente. L’alternativa era essere sommersa e rimanere bloccata per l’eternità, quindi Greta impiegava tutte le energie che aveva a lottare contro il cemento.
E sapeva di doversene liberare prima che fosse troppo tardi. Forse era già troppo tardi. Forse ormai il cemento che le rimaneva addosso si era asciugato attorno a lei, e lei non sarebbe più riuscita a camminare senza doverne trascinare il peso.
Eppure, anche a cemento asciutto, avrebbe continuato a grattare. Fino a graffiarsi le mani. Fino a farsi sanguinare le dita. Fino a staccarsi le unghie.
Fino a che, un giorno, l’ultimo briciolo di cemento sarebbe scivolato via dalla sua pelle con una doccia un po’ più lunga del solito e uno shampoo nuovo al profumo di mirtillo.
Perché in effetti quello vecchio alla vaniglia era monotono.

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