Mettiti nei miei panni

È come se io avessi una maglia rossa e tu fossi daltonico e mi dicessi ‘che bel verde quella maglia!’
Ringrazierei cortesemente, pur sapendo bene che in realtà la mia maglia è rossa, e il tuo commento non mi farebbe cambiare idea sul fatto che la maglia sia rossa.
Solo che, oltre a questo, si aggiunge il fatto che io non so per certo se sei daltonico per davvero (e quindi per davvero tu veda la maglia verde), oppure se tu mi stia prendendo in giro, oppure se tu mi faccia complimenti sul verde della mia maglia perché pensi che mi faccia piacere, o perché generalmente il verde nella tua esperienza alla gente piace. O, peggio ancora, perché il rosso ti fa schifo come colore e preferisci fingere che la maglia sia verde perché, appunto, ti piace il modello ma non il colore.
E in certe occasioni certe cose che dici non mi provocano neanche alcuna emozione se non un po’ di imbarazzo e tanta voglia di parlare d’altro, perché stiamo parlando della sfumatura di verde di una maglia che è assolutamente rossa – e che io invece, avessi potuto, avrei preferito verde per davvero.
Per correttezza specifico: se sentissi qualcuno rivolgere ad un’altra persona lo stesso complimento sarei molto invidiosa. E anche se la maglia di quest’altra persona non fosse di quelle sfumature di verde tradizionalmente ritenute belle, ma magari di un verdino schifido, riuscirei comunque a vedere della verità in quelle parole, vedrei della bellezza in quel verde.
Con me non funziona, perché io ho una maglia rossa. E se porto una maglia rossa e mi fai un complimento su quanto sia bello il suo verde, o stai mentendo, o mi stai prendendo per il culo, o sei daltonico.
In ogni caso, la maglia è rossa.

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Non dirmelo, stiamo andando verso un’altissima cascata

Sono terrorizzata.

Tra qualche giorno inizio questa stramaledetta scuola.

Sì, quella per cui sono generalmente sempre in allerta, quella di cui parlo da marzo (e a cui penso da prima), quella che mi costa un occhio della testa, un rene, l’altro occhio e riesce lo stesso a prosciugarmi il conto in banca.

Quella scuola.

Sono in ansia. E non sto esagerando, in alcuni momenti sono davvero in ansia.

Non so come fare per pagarla, non so se riuscirò mai a farlo. Mi viene da pensare che finirò a fare la cameriera per tutta la vita – e nulla da togliere alle cameriere, ma io ho fatto questa scelta per arrivare ad un altro tipo di carriera.

Ho terribilmente paura che questa scelta mi abbia rovinato il futuro, che finirò a dover estinguere un debito senza avere neanche il tempo di pensare a trovare una casa, a fermarmi, o a viaggiare come invece avrei voluto.

E arrivo a credere che forse, in effetti, scrivere mi piaccia, ma non poi così tanto. Forse non ne vale la pena. Forse in realtà non sono davvero così brava a scrivere.

E la verità è che forse è proprio così. Io so scrivere, certo, meglio della media, non lo metto in dubbio. Solo che è pieno di gente che sa quello che fa e io non sono una di loro. MA.

Ma ho scelto questa scuola apposta per diventarlo. In realtà non sto andando a scuola per studiare un metodo, almeno non è quello il mio focus principale. Credo di avere già intuito la maggior parte delle cose che mi insegneranno.

Io andrò a scuola per averne la conferma. Perché ho bisogno di sapere che quello che dico è legittimo e giustificato. Che se io decido di costruire una storia, e mi sembra che funzioni, allora funziona. Che se anche non è perfetta, il mio lavoro (o almeno quello che so di saper fare) è renderla migliore, più vicina a quello che mi hanno chiesto.

E ci vado soprattutto per lavorare sul mio coraggio, sulla mia sicurezza. Per vendermi meglio di quanto sarebbe lecito.

Perché sono una fifona, ecco perché, sono modesta e umile soltanto perché muoio dalla paura di dire qualcosa che mi fotta la reputazione – e la prova è che ho già dubitato mille volte di questa decisione, nonostante io sia davvero sicura di cosa voglio fare (altrimenti non avrei mai deciso di spendere tutti questi soldi che nemmeno ho).

Quindi.

Tutto questo non mi fa sentire meglio, sia chiaro. Per niente. Però sono una persona razionale e cagasotto, il che significa che ho bisogno di rifugiarmi in qualcosa di tendenzialmente logico e rassicurante, di tanto in tanto.

E poi ormai è inevitabile. Come la cascata quando sei legato ad un tronco con una liana. Le Follie dell’Imperatore, anyone?

Lux 🙂

P.S.: Che poi il mio vero talento non è scrivere di per sé.

Io invento storie. Poi non riesco a scriverle. Ma nella mia testa sono molto molto fighe, ve lo assicuro… 😛