Non ti curar di loro, ma guarda e passa

Ho letto di recente un articolo (o il post di un blog, ora non ricordo) in cui una giovane donna esponeva il proprio esperimento sociale: quasi nuda, ferma, per diverse ore non avrebbe reagito a qualunque cosa le avessero fatto. A disposizione del pubblico diversi oggetti, sia “positivi” che “negativi” – nell’elenco ricordo una pistola, una rosa e un boa di piume, ma la scelta era più vasta.

Inutile dire che, sebbene i primi approcci fossero timidi e per lo più innocui, quando la massa si è resa conto che davvero non ci sarebbe stata alcuna reazione è scattato un meccanismo strano per cui peggio è, più è divertente. Puntale la pistola alla testa e ridi. Pizzicala e cerca di farla sobbalzare. Stacca le spine della rosa – prendiamoci un momento per assaporare l’ingegno – e piantaglieli nella pancia.

Ora, vogliate perdonare la mancanza di dettagli (e di fonte – odio non citare le fonti, ma purtroppo è una riflessione a freddo e ho perso l’articolo originale), ma questa premessa vuole portare a una riflessione che la stessa ideatrice dell’esperimento è stata portata a fare dai risultati che ha ottenuto.

La crudeltà con cui è stata trattata questa donna è dovuta principalmente ad un motivo: era inerme. Non si sarebbe ribellata, e la gente lo sapeva. Non avevano niente di personale contro di lei, nessuno la odiava, a nessuno in particolare aveva fatto un torto. Eppure le hanno fatto del male. Perché?

Perché lei non si sarebbe ribellata, non avrebbe cercato di difendersi, non avrebbe espresso sentimenti o comunque avrebbe cercato di nasconderli. In poche parole, non avrebbe costretto il pubblico a confrontarsi con le conseguenze – a vergognarsi, a doversi giustificare, a doversi stancare nel pensare a quello che hanno fatto o trovare motivi per cui potessero farlo.

La ragazza ha concluso con una riflessione sul genere umano che personalmente ho trovato un po’ drastica (cito parafrasando per i motivi di cui sopra): “ogni essere umano, se ne ha la possibilità, diventa crudele”. Ecco, su questo non sono totalmente d’accordo. Sono d’accordo però con la continuazione: “se non si reagisce, non ci si ribella alle ingiustizie, ne arriveranno ancora. Perché il non parlare disumanizza – se non dici niente, vuol dire che puoi sopportare”.

Sei un giocattolo. Una bambola a cui si possono tagliare i capelli perché non dice il contrario. Non sei una persona con dei sentimenti che, nonostante sia in silenzio, vorrebbe essere accarezzata piuttosto che schiaffeggiata.

“Voglio che i genitori e gli adulti pensino intensamente a questo quando dicono ai ragazzini ‘ignorali, gli passerà‘. Pensate a cosa state veramente dicendo a quel ragazzino.”

State dicendo a un ragazzino di sopportare. Di lasciar fare. Chi ti sta dando fastidio non perderà interesse – al massimo, ad un certo punto, riuscirai a scappare. Cambierai scuola, compagnia, casa, e non sarai più costretto a subire.

E intanto chi osserva la scena pensa che in fondo sia giusto così. E’ giusto che tu venga trattato così – non dev’essere tanto grave se non reagisci, no?

Lo capisco, ora. Sia perché sono più grande (e quindi ho la maturità per dire ‘lascia stare, Marta, non vale la pena‘ oppure decidere di rispondere e fare un culo così al mio interlocutore), sia perché questo articolo è stato illuminante, anche se forse un po’ estremo. Spero di riuscire a ritrovarlo nei meandri del webbe. Nel caso posterò il link.

Comunque faccio questa promessa: ai miei figli – o ai giovani con cui verrò a contatto in futuro – non dirò mai “ignorali”. Cercherò di educarli a prendere coscienza di quello che li fa stare male, e del perché li fa stare male. Poi tracceremo un confine tra ciò che si può e si deve sopportare.

Sei triste perché hai preso un brutto voto? Pazienza, rimedierai con il prossimo (però studia testa di rapa).

Sei triste perché i tuoi compagni ti prendono in giro o ti umiliano per il suddetto voto? Molto bene. Parliamone. Capiamo perché è sbagliato. Poi vai e glielo spieghi – anche cento volte, se necessario. Lo spieghi a loro, ai tuoi amici, ai maestri/professori, a me, a tuo padre (ommioddiononscriveròmaipiùunacosadelgenere) e a chiunque metta in dubbio il tuo malessere.

Curati di loro. Guarda, fermati, parla. E, solo dopo, passa.

Lux 🙂

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