L’unica cosa certa è che non lo amo – Parte 2

[ Se non avete letto la Parte 1, molto male. Leggetela ora! Leggetela QUI! ]

Lui era entrato con lo sguardo incerto di qualcuno che spera di riuscire a fingersi uno del posto. Giacca, cravatta e valigetta al seguito. Lei l’aveva riconosciuto immediatamente, nonostante non si somigliasse più – nemmeno un po’. Non assomigliava più a quel ragazzo sorridente e un po’ anticonformista di quelli che erano ormai quasi dieci anni prima. O meglio, lo sguardo, quello c’era. Anche il sorriso, gentile come se lo ricordava – però adesso portava gli occhiali, si vestiva e si muoveva come un uomo, non come un ragazzino impacciato. Quando l’aveva guardata, prima che uno sguardo di piacevole sorpresa, il suo era stato lo sguardo di un uomo.

Però le aveva sorriso. Sei tu, le aveva detto, quanto tempo!

Lei si era chiesta se fosse cosciente che sottolineare quanto tempo fosse passato non stava contribuendo a riavviare il suo respiro. Non sapeva nemmeno perché non stesse più respirando, a dire il vero. Le era passata, in fondo. Non lo vedeva da nove anni e tre mesi. In teoria, a questo punto, l’ascendente che aveva su di Lei avrebbe dovuto essere diminuito – se non scomparso del tutto.

Eppure, rispondere cordialmente al saluto aveva richiesto uno sforzo disumano. Sorridere senza sembrare assolutamente un’idiota era stato quasi impossibile.

Dio, quanto si sentiva stupida.

E non il tipo di stupido da ragazzina innamorata. Se fosse stato così, almeno avrebbe potuto dare la colpa agli ormoni, o al fatto che in fondo si sentiva un po’ sola e persa. No, la sua era una versione adulta – quella dove fai finta che non ti importi ma in realtà vuoi così tanto lasciare una buona impressione da lasciarne una pessima.

Lui, comunque, non aveva dato segno di notare il suo conflitto interiore. Si era seduto al bancone, aveva chiesto un aperitivo alcolico. Aveva cominciato a farle domande, sul suo lavoro, sulla sua vita, persino sulla sua salute. Il tutto accompagnato da quel sorriso – sorriso che Lei non poteva far altro che tentare, malamente, di imitare.

E Lei aveva risposto. Sinceramente e semplicemente, mentre preparava l’aperitivo. Gli aveva raccontato dell’Accademia, dei provini, del monolocale in cui si era rifugiata. Gli aveva detto di aver smesso di fumare, anche se Lui non aveva idea di quando avesse iniziato.

Per tutta risposta, Lui le aveva raccontato dell’Università. Di economia, un ambito che non lo appassionava troppo ma aveva i suoi vantaggi. Della sua famiglia, che lo aveva aiutato a stabilirsi in un loft in centro – quest’ultima parte l’aveva detta velocemente, tentando di non dare troppo peso alla cosa, quasi si vergognasse. Cosa che l’aveva fatta sorridere, e Lui se n’era probabilmente accorto.

Lei, invece, aveva continuato a preparare vassoi di stuzzichini ed asciugare stoviglie. Senza accorgersi di nulla.

Fino a quando Lui non le aveva sporto il bicchiere vuoto, e lei lo aveva raccolto velocemente, con l’atteggiamento pragmatico di chi è abituato a fare un lavoro che richiede di sopportare ritmi sostenuti. Lui, però l’aveva fermata. L’aveva osservata da dietro gli occhiali per un paio di secondi, prima di chiedere.

Se ti va, vediamoci, ogni tanto.

Se ti va. Non sapeva se le andasse. Una parte di Lei era estasiata all’idea, un’altra aveva il forte impulso di ridere e mandarlo a farsi fottere.

Vediamoci. E qui c’era l’enorme, insostenibile incognita di cosa si intendesse con vediamoci.

Ogni tanto. E questo era stato l’unico dubbio a cui si era trovata a dar voce.

Quando?

Quando vuoi, le aveva risposto Lui, tirando quello che era palesemente un sospiro di sollievo. E aveva sorriso, sollevato, sereno.

Aveva sorriso come sta sorridendo ora, ancora profondamente addormentato a pancia in giù, un braccio fuori dal letto.

Lei lo sta ancora osservando, in silenzio, con il mozzicone tra le dita, aspettando che si raffreddi abbastanza per poterlo buttare nella spazzatura. E’ freddo da diversi minuti, ormai, ma Lei sa che se si alzasse per buttarlo, poi si metterebbe i pantaloni, afferrerebbe la borsa e uscirebbe. E non è sicura di volerlo fare.

Se se ne andasse ora, Lui non avrebbe alcun modo di fermarla. Certo, potrebbe raggiungerla dopo, tanto sa dove lavora, ma sarebbe troppo tardi. Se uscisse ora, sarebbe una fuga. E Lei non fugge, neanche se ha terribilmente paura.

Quindi resta, per lenire il proprio senso di colpa, ma anche perché in fondo sa di non poterlo lasciare, ora. Lei non vorrebbe essere lasciata sola, quindi le sembra solo giusto essere coerente.

Perché se Lei se ne andasse ora, a Lui non resterebbe che l’odore di fumo.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...